Il titolo della nuova trasmissione è anche il nome di un'associazione nata a Reggio
«Quello che (non) ho», Fazio e la Calabria in tvDopo l'annuncio del programma, sito inondato da messaggi su ciò di cui si sente l'assenza. Segnalazioni da tutta Italia

ROMA - È una classica iniziativa di frontiera, di quelle che al massimo finiscono nelle cronache dei giornali locali o alimentano discussioni nei blog di periferia. Se non fosse stato, questa volta, per il conduttore televisivo Fabio Fazio e lo scrittore Roberto Saviano. Si chiama «Quello che (non) ho» (in onda lunedì sera, martedì e mercoledì su La7, alle 21,10. Il primo monologo, politico, di Roberto Saviano, sarà sulla crisi e sui suicidi, ndr). Tutto nasce dall'associazione battezzata appunto con il titolo della famosa canzone di Fabrizio de Andrè pubblicata giusto trent'anni fa. È nata nel 2010 a Reggio Calabria dopo l'attentato al giudice antimafia Salvatore Di Landro, con l'obiettivo di denunciare quello che manca, in una città dove manca praticamente tutto.
Fra i suoi promotori la Fondazione Giuseppe Di Vittorio, l'Anpi reggina, le associazioni contro le mafie daSud e Ad personam, l'Esefs e l'Ufficio scolastico provinciale della città calabrese. Si tratta di un diario, stampato il 7.500 copie, che verrà distribuito gratuitamente agli studenti di Reggio Calabria.
«Diario dei diritti e contro la 'ndrangheta», si chiama. Lì sono raccolte le testimonianze degli studenti ai quali, dice il portavoce Francesco Alì, ex segretario della Cgil reggina, «abbiamo chiesto di scrivere, disegnare, appuntare ciò che non c'è, quello che non hanno e che vorrebbero per la nostra città: ciò che gli manca quando studiano, giocano, passeggiano, fanno sport, evidenziando, a modo loro, ciò che gli viene negato nei luoghi in cui ogni giorno vivono». Ma non c'è soltanto il diario. C'è anche un sito internet, dove chiunque può comunicare quello «che non ha».
E qui c'è il fatto più singolare. Da quando la trasmissione di Fazio e Saviano (la prima puntata andrà in onda da stasera su La7), che secondo le indiscrezioni si sarebbe dovuta chiamare «Ma l'amore no», è diventata «Quello che (non) ho», il sito è andato letteralmente in tilt. Nell'ultima settimana i contatti sono più che raddoppiati. Ma ciò che è più sorprendente è che le segnalazioni arrivano da tutta Italia. Scrive Fabrizio da Soave, in provincia di Verona: «Sono una delle tante persone alluvionate. Venite a vedere come sono stati spesi i soldi delle alluvioni... due muretti lunghi circa 70 metri ognuno stanno costando 2.300.000 euro...». Mentre Maddalena, insegnante in pensione che vive a Molfetta, nella provincia di Bari, sottolinea di non avere «l'estratto conto mensile delle entrate e delle uscite dello Stato, cioè dei soldi dei contribuenti...». Alessandra, di Pistoia, incita ad avere «più senso civico» come «soluzione alla corruzione, agli sprechi, alle stanze dei bottoni occupate dal più ricco e dal meno onesto». E Giancarlo, da Reggio Emilia, dopo aver precisato di essere nato negli anni del boom economico, spiega che gli mancano insieme la sicurezza e la qualità, «perché la sicurezza di vivere senza una vita di qualità non ha senso». Per concludere: «Non ci avevo mai pensato prima di vedere l'annuncio della trasmissione "Quello che (non) ho". Siete uno dei pochi motivi per attaccare l'antenna alla Tv e non usarla solo per vedere dvd e cassette».
Peccato che il «Quello che non ho» di Reggio Calabria in televisione non ci sia. Ma va bene lo stesso. Cantava Enzo Jannacci a metà degli anni Settanta: «La televisiun/ la g'ha na forsa de leun/ la televisiun/ la g'ha paura de nisun...».
Fonte:
Corriere