Tre puntate, in onda su Sky Uno il 24 e 31 maggio e il 7 giugno, dal titolo lungo e complicato Confessioni di un cabarettista di m. – Esercizi spirituali di rifondazione umoristica, ambientato nel tendone di un circo allestito nel mezzo del nulla della pianura padana. Paolo Rossi rinasce dal satellite, a 13 anni di distanza dal suo ultimo one man show, Scatafascio, in onda su Italia1. Scritto con Giampiero Solari, lo spettacolo sarà un lungo cammino nella sua carriera, attraverso i suoi peccati, le sue trasgressioni e le sue colpe. Ma senza mai nominare i politici «perché – dice il comico - se parli di loro, diventano pop e io snob, loro leggeri e io pesante. E poi se un comico si prende troppo sul serio, rischia di diventare capo di un partito o un consulente finanziario. In Italia nessuno è più al suo posto, i politici fanno i comici, i comici i politici, gli ex calciatori i ballerini e i ballerini i naufraghi, vorrei tanto che ognuno restasse al suo posto»
«Comici che fanno i politici», si riferisce a Beppe Grillo? «Dei colleghi non parlo. Ognuno fa le sue scelte, ma penso che Grillo sia stato il più grande comico che abbia visto lavorare in questo Paese. Era il mio mito comico».
Il primo?«No, il secondo».
Al primo gradino del podio c'è Berlusconi?«Ho cominciato a parlare di lui quando era ancora un imprenditore edile. Non mi stava simpatico perché quando arrivò ai cabaret dove lavoravo, il Derby e il primo Zelig, impose il cambiamento della comicità, e quei posti, dalla palestra della follia, si trasformarono in una fabbrica di battute, fatte di tormentoni da tre minuti al massimo. Il mio risentimento nei suoi confronti è nato allora, poi ha preso il Milan ed è aumentato».
Tra gli ospiti del suo show, oltre a Stefano Bollani, Capossela, Evaristo Beccalossi, Gianmaria Testa e Lucia Vasini, ci sarà anche Don Gallo. Cosa farà?«Ha il compito di assolvermi dai miei peccati»
Lo farà?
«Lo ha già fatto. Mi ha assolto da tutti gli errori passati, presenti e futuri».
Ci fa un esempio di un suo pentimento?
«Nella mia carriera non ho mai parlato male dei Festival dell'Unità e ora finalmente lo farò, non li ho mai sopportati. Il primo spettacolo che ho fatto nella mia vita è stato a un festival dell'Unità, quando stavo per salire sul palco da un megafono arrivò l'annuncio che partiva la lotteria del maiale. I miei trecento spettatori si alzarono e se ne andarono».
Nello show spiegherà anche le sue scelte politiche?«Sì, visto che sono stato l'unico candidato a un partito a non votarsi perché quel mattino mi sono svegliato indignato con me stesso. Ma parlerò anche della mia vita personale, sentimentale e dell'alcool».
Ha avuto problemi con l'alcool?«L'alcool è un problema di noi artisti. Noi teatranti abbiamo avuto un problema quando ci siamo mischiati con voi uomini: la famiglia allargata l'abbiamo inventata noi, abbiamo sempre lavorato con i gay e gli stranieri e siamo i professionisti del precariato e della flessibilità».
Fondare un partito politico, ci ha mai pensato? «Faccio prima a fondare una religione».
Ci saranno tante parolacce nel suo show?«Il turpiloquio ci sarà, ma meno di Sanremo. Per questo avviseremo i genitori di mettere a letto i bambini, a meno che prima non abbiano assistito a una loro litigata».
FonteYour time is limited, so don't waste it living someone else's life. Don't be trapped by dogma - which is living with the results of other people's thinking. Don't let the noise of other's opinions drown out your own inner voice. And most important, have the courage to follow your heart and intuition. They somehow already know what you truly want to become. Everything else is secondary.
Stay hungry, stay foolish.